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Fiuri de Norcia

Jo for de porta San Gioanni su la strae pe' ru punticiju che te spigne verso Ancaranu... ci stuò 'n carittinu de fiuri luscì colorati come se l'arcobaleno 'mbriacu je fosse cascatu su sopra!... Ma pure se nènque, issi mittu la capoccia de fora e guardano ru pizzu de Patinu pe' faje l'ucchittu, me sa, ...a qualche stella alpina da spusà... E ru profumo spaleatu atturnu me pija ru core e me nfònne j'uocchi... Quanno pioe, ri fiuri se mittu a piagne prechè l'acqua che je sbrillùccica suò lacrime d'amore. Ma mperò, se esse pianu pianucciu scappanu da ri fiuri, ...allora sì che Norcia mia è vera puisia. (Manlio Visintini - ad Annamaria Viola, Norcia)
 

...Angoli solitari, dove la quiete regna nei suoi chiaroscuri, tra quelle gente seduta all'ombra davanti un calice che sembran Guelfi senz'armatura ...pronti col sorriso a difendere la Fede! In quella vastità che cinge attorno, dove il blu dipinge i camini delle case, due amici al bar parlano di donne, vita e Sagrantino... Gatto solitario color canapa mi guarda assorto, si distende languido ...e poi s'addormenta beato e innocente, all'ombra del campanile. Si fa tramonto lassù... e ardon le prime stelle assieme al canto dei grilli d'Umbria cantastorie di quel verde chiamato libertà. (Manlio Visintini - al poeta Amedeo Morelli, Norcia)

“…perché quelli che possono scegliere non passano l’inverno qui. Qui è soltanto per i passeggeri del silenzio e per le sentinelle della disperazione, per i sommelier del tempo, i viaggiatori dell’alto paese dell’infanzia…” (Philippe Delerm, I sommelier del tempo, Parigi 2003)



UMBRIA

Umbria distesa in verde ampio respiro di dolcezze, Umbria ridente in tacita quiete, Umbria beata in composto canto di ialina voce. Piccole stradaiole di campagna quasi su plastico irridotto piccoli rumori come il suono dei toschi accenti. Áncora della storia l'Umbria svelta nelle sue città si gloria. Perugia è seria e scorre come acqua nelle pieghe della sua ampia veste e scopre appena le caviglie snelle: bisbiglio di tenera notte limpida sera paga della vita e mattini dove il sole cade in malizia discreta balenando tra i mille odori delle cento vie. E gatti bigi entro i portoni scuri. Assisi è gaia, placida, serena e vi respiri quiete e poi la trovi in ogni parte e il vento tra gli ulivi gioca in francescana pace. Todi la senti prima di vederla e già ti scalda con il suo calore e Gubbio nel clamore si conquista. Ogni paese è giusto in contentezza e l'uomo trova le risposte al tempo. Questa è l'Umbria oasi di sereno imperitura, verdeggiante scoglio di allegrezza, chiusa entro composte mura. Questa è l'Umbria: ricordi di grandezza. di lotte interne, di timor di Papi, e colli di verde ampia carezza. Tu giaci, Umbria, come donna che s'incanta e ruscelli baciano i tuoi piedi e scende la tristezza in fondo al cuore, Umbria d'Amore. Tu sei smeraldico sorriso tu sei pudìco odore di viole tu sei l'offerta allo splendente sole tu sei quasi sapor di paradiso. Tu, Umbria, sei come bacio di fanciulla che si vergogna e poi nasconde il viso quindi ribacia e col baciar s'annulla il mondo nel disincantato riso. Serica farfalla che per gelosia si posa Umbria gioiosa.


«Questo paese, dove sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto.»

Cesare Pavese


Paese nativo

Case aggruppate e torri, vicoli d'ombra e intorno baratri di luce, latitudini marine: paese nativo e pur effimeri si torna, tratti come in sortilegio noi che partimmo affabulati e ora tristi figli in parabole di prodighi. Si torna mutati ai sentieri iniziali del tempo, a luoghi e cose che hanno volti e nomi di memoria, vene e respiro di terra, di patria: fuggita nostra Itaca che chiama - limite e meta, enigma arenario di voli e radici. E un giorno infine caduti a noi per sempre i gesti e le parole approderemo stabili all'altura, ombre mansuete lassù dove nacque l'ansia oggi conversa in dolcezza di labili ritorni: gli echi del tempo, i passi e la memoria senza più suono né ragioni - dissolti allora saliremo nel vento, da ogni dove a cercare lassù, nel grembo di mura remote, le nostre libere strade della Terra.

Quando qui si fa sera

Quando qui si fa sera e già affondano rive nel buio, penso al paese mio alto: lassù in quel medesimo istante ancora s'appigliano mura al tramonto - e lunghe rivedo penombre durare alle strade del timoroso mio passo fanciullo.

Antonio Capriotti


Al paese natio

T’amo, o.......amo i tuoi monti, il tuo mare. i pianori e i ruscelli tuoi, aurore sublimi, prolungati tramonti… Tutto di te io amo: Le vie ristrette in declivio, la piazza grande del mercato, l’utile stramberga ed il Castello… In te la casa che mi vide fanciullo, il vicinato, i ricordi di scuola, il grande bel Tempio antico dove trascorsi l’infanzia mia, …in te sono i miei cari, la mamma; e nel tuo amore l’Italia, l’Universo, Dio.

Aniello D’Alessandro


Tutti i testi, salvo diversa indicazione, sono tratti da:
"IL PAESE CHE NON E' MIO - Vita, Gente e storie a San Pellegrino di Norcia"
di Federica Mancinelli - Ed. Era Nuova, Luglio 2005



Questo sito è dedicato a NICOLINA CORTELLESI...che mi ha insegnato a cantare sempre.....in Chiesa, in casa...e nella Vita*


 

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30 settembre 2010

NEL 65° ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE SACERDOTALE

 

AUGURI, DON EUSEBIO!




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21 gennaio 2009

LE POESIE DI MANLIO VISINTINI

 San Pellegrino sentimentale

Rondine pittrice,
dipinge l'aria d'azzurro
sul verde velluto
d'aperta campagna
in quell'infinito...
Passero canta felice
sulla quercia padrona
di quegl'attimi profondi
che mi legano al suo volto,
alle sue labbra,
sempre più bagnate
dal fresco temporale
che apre i petali
di fiori bianchi e vermigli,
mentre vaga stella
incendia come brace
...il suo sorriso.




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11 gennaio 2009

LE POESIE DI MANLIO VISINTINI

 

San Pellegrino d'Inverno

di Manlio Visintini - 2009



Così bella di notte,
con la sua neve biancoazzurra
dipinta dalla Via Lattea
che fan brillar
cadenti fiocchi,
vaghe gemme nell'aria!...
Volpe rossa
guarda il campanile,
immersa in un campo di fiori,
pittori della sua coda
di rosa, zafferano e giallo.
Un passero lassù
improvviso, scende...
Nei suoi occhi neri
si riflettono caminetti accesi,
mentre ardono un coro
di tempestose,
quasi crepitanti,
così tante stelle...




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8 gennaio 2009

OGGI IN VALNERINA

SI E’ VERIFICATO IN UMBRIA IL RARO FENOMENO DEL ‘GELICIDIO’

I fiocchi di neve si trasformano in pioggia e poi avvicinandosi a terra diventano ghiaccio

SI E’ VERIFICATO IN UMBRIA IL RARO FENOMENO DEL ‘GELICIDIO’

Sta piovendo in Umbria e, durante la notte, si sono avuti alcuni episodi di 'gelicidio'. E' un fenomeno, secondo quanto precisa Umbria Meteo, frequente nelle pianure dell'Emilia e, in generale, nelle valli del Nord Italia, ma abbastanza raro in Umbria dove si verifica in particolari condizioni atmosferiche.

I fiocchi di neve si sono trasformati in gocce di pioggia di piccole o medie dimensioni tra i 900 ed i 450 circa metri di quota dove hanno incontrato temperature fino a 2-3 gradi sopra lo zero, ma, in seguito, giungendo al suolo dove le temperature erano invece sottozero, hanno subito di nuovo l'effetto del congelamento formando uno strato di ghiaccio.

In mattinata episodi di gelicidio sono stati segnalati sulla fascia appenninica, in particolare in Valnerina, nella zona di Assisi, nell'eugubino gualdese ed in Alta Valtiberina, dove le temperature minime hanno oscillato tra -0,5 e -1 gradi.

Prevista un'intensificazione della pioggia nelle prossime ore e, soprattutto, dei venti, prima meridionali poi orientali, così da favorire il rimescolio dell'aria anche nei bassi strati, la dispersione di quella più fredda e quindi l'allontanamento del rischio ghiaccio. Per quanto riguarda le nevicate, che ieri hanno interessato il Nord della regione, sono previste a quote superiori ai 1200 metri lungo la dorsale umbro marchigiana.

(www.tuttoggi.info)




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8 gennaio 2009

IL NOSTRO POETA HA MANTENUTO LA PROMESSA.........

 La quercia di San Pellegrino

di Manlio Visintini - 2009



...Quasi matrona romana
immobile nel tempo,
nuda o vestita
con lo scialle perpetuo
dei cieli umbri,
così la sento
giovane e ridente,
talvolta maestra del verde
e d'altre cose, attorno...
Si lascia toccare,
accarezzare nell'intimo,
non si nega agl'occhi
del viandante stanco,
fermo ad ammirar le rondini
e mille nuovi cantici
sgorgati da quelle braccia
tese alle nubi,
immerse forse,
nei pensieri d'albero donna,
...chissà quali magie dona
in quei spazi aperti
dove la Mente vaga
senza bastone,
appoggiandosi talvolta
alle corolle dei fiori,
girasoli notturni
d'un giallo acceso
in quel notturno Infinito...
con le luci vaghe
di piccole case
a costruir nuova Bethlehem,
...nell'era dell'Acquario.

(a sora Elena Bucchi, postina di San Pellegrino, 1960, a Michelina e Silvana Bucchi)

Grazie, Manlio!
Gli Amici di San Pellegrino




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7 gennaio 2009

GENNAIO A SAN PELLEGRINO.......

I primi suoni e canti che si sentono a San Pellegrino all’inizio dell’anno, dopo lo scampanìo delle celebrazioni festive che hanno salutato l’avvento dei giorni nuovi, sono quelli delle “Pasquarelle”, canti popolari, nel dialetto della zona, che risuonano in una notte molto fredda di Gennaio, per annunciare la nascita del Bambino Gesù.

I “pasquarellari” vanno di casa in casa, trovando qualche minuto di ospitalità, di gradito calore – non solo umano! - di qualche offerta, spesso un bicchiere di vino caldo, talvolta vestiti con i costumi della zona, più spesso con vestiti molto pesanti, dovendo sfidare per qualche ora le intemperie notturne dei Monti Sibillini.

Le feste natalizie ormai sono agli sgoccioli, i “forestieri” che sono venuti a passare qualche giorno al paese, chi a visitare i parenti, chi a prendere un po’ di sole sulla neve ad alta quota, stanno ripartendo, portandosi a casa i suoni e la musica del loro paese.

Poteva scegliersi qualsiasi posto per nascere: Gesù ha scelto un piccolo paese, oggi diremmo una frazione di Nazareth, in Giudea, oggi come allora – chi c’è stato lo sa – molto povera, purtroppo sconvolta dalle contese politiche che agitano le diverse popolazioni che la abitano. E nello stesso tempo molto semplice.

La semplicità. Un dono difficile da apprezzare, addirittura da riconoscere. Perché non appartiene solo ai poveri e non tutti i poveri ce l’hanno. Forse non ce l’hanno neppure tutti gli abitanti dei paesi – anzi, alcuni sono molto complicati!

Ma i paesi hanno la fortuna di avere come confine la Natura: quando ci si sveglia la mattina, si aprono le persiane e si vedono le montagne e il Sole splendente in mezzo ad esse, non ci si può non sentire piccoli, umili, indifesi, ma anche molto fortunati, limpidi e puri.

Semplici, appunto.

“Tu vieni dalla città, che ne sai di queste cose? Noi qui viviamo da pori vecchiarelli, tiriamo avanti, le giornate sono corte, quasi sempre fredde. Mica abbiamo tutte le comodità che hai tu! Anzi, che ci vieni a fare a scomodarti in mezzo ai paesani?!”

Eppure ci “scomodiamo” tutti, appena possibile. E quando arriviamo al paese e vediamo che qualcun altro ha avuto la stessa nostra idea è come se rientrassimo a casa la sera, come se tornassimo in famiglia, o meglio, ci torniamo veramente.

Perché gli abitanti di San Pellegrino sono così: se entri nel loro mondo – ed entrarci è comunque molto impegnativo! – ti trattano realmente come uno di loro. Come se ti avessero visto il giorno prima e in realtà manchi dal paese da un anno. Ci si rincontra sempre con grande piacere, ci si scambiano le impressioni sui cambiamenti delle rispettive vite, si partecipa del dolore o della gioia degli altri, ci si prende anche un po’ in giro, bonariamente, con battute sagaci, a volte insolenti, ma che, prese per il verso giusto, ci fanno sempre sorridere.




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6 gennaio 2009

CARO MANLIO......



....facciamo il contrario......vediamo se la nostra storica "Cerqua" suscita qualche verso
direttamente dal Nord........





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5 gennaio 2009

EPIFANIA DEL SIGNORE

 Magi d'Appennino

di Manlio Visintini - 2009

...Arrivano sontuosi,
di raso e velluto vestiti.
Sui loro mantelli blu notte
e bordeaux scuro,
si riflette la Cometa
e altre vaghe,
lucenti stelle...
E mi piace pensar così,
di veder lassù al Vettore
sulla parete verso Castelluccio,
una grotta aperta
brulicante di pepite d'oro,
col soffitto fatto di diamanti
...mentre azzurra pioggia
scende, dall'Infinito.

Pastori della Valnerina
coi loro cani bianchi o neri
immobili, superbe sculture
a rimirar il respiro del Celeste,
...muovon piano le labbra
su cui si sciolgono
fiocchi di neve e preghiere,
e galassie scendono sul Pian Grande
a illuminare le colline.
In quell'atmosfera cristallina
due mondi,
il nostro e il Suo
forse,
a farci comprendere
di esser creature nate
su fili d'oro
tesi nell'aria,
fra terza e quarta dimensione
dove noi siamo l'arco,
di quell'invisibile violino...

(a Norcia e all'Umbria)


Buona Epifania a tutti Voi.......

...e ai Paesani.....

Nu simo venuti
co' tutta creanza,
sicunnu l'usanza,
la Pasqua a cantà.

Là 'drento a 'na stalla
nasciè lu Bambinu,
je manca lo inu,
je manca lo pà.

Se more de friddu,
'n cià manco 'n littucciu,
nasciè purittucciu,
nasciè pè penà.

Ma tello vicino
ce sta Sand Giuseppe,
reccoje le zeppe
pè faru scallà.

La Madre je canta,
j'ammocca, j'ammanna,
je fa ninna-nanna,
je dà ru coccò.

Ri pòri pastori,
chi 'n può de ricotta,
chi abbacchiu e caciotta
je viengu a portà.

E mo li Re Maggi
co' tutti li fiocchi,
co' doni e brellocchi
ru viengu a adorà.

Nu pure que cosa
che rempe la panza,
sicunnu l'usanza,
vulimo assajà.

Se può ve dispiace
d'aprì la creenza,
d'aprì la dispenza
putimo abbozzà.

Però 'n mocalittu
de bona vinella,
co' 'n può de ciammella
portatece qua!

...buon canto delle Pasquarelle!!!

                                                                    Federica




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30 dicembre 2008

PER TUTTI VOI*




Capodanno in Valnerina


di Manlio Visintini - 2008



Coltre bianca, silente,

neve sfacciata ti guarda

tra i lampi brillanti

dei suoi cristalli di luce,

il fiume Sordo chiacchiera

con due vaghe...

azzurre farfalle,

pescatore abbraccia il cane

e guarda l'azzurro cielo,

sceso tra i rami

a fargli compagnia.

...E quel abbaiare

ti bacia

bagnandoti il dorso della mano,

perchè quel suo naso

chiamato tartufo

danzante nell'aria,

ti dà il senso

di una pura,

eterna,

ritrovata libertà!

A mezzanotte,

il paesaggio s'accende

come galassia di stelle,

mentre Luna d'argento

prende una cometa

...e la stappa,

come fosse bottiglia.

Pioggia scende improvvisa

dorando il Creato

...assieme al verde,

e nuova musica

sotto ardenti supernovae,

profuma quell'aria.


(in memoria di Licia e Maria Mllefiorini)




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26 dicembre 2008

IMMAGINI DAL NOSTRO PAESE

Carissimi Amiche e Amici di San Pellegrino,

       dopo la bellissima poesia che ci ha dedicato il caro Manlio Visintini ("Notturno a San Pellegrino"), abbiamo l'onore di vedere pubblicate nel seguente
link:

http://lnx.valnerinaonline.com/photo/v/norcia/san_pellegrino/

le ultime significative fotografie del nostro amato paese!

Ringraziamo di cuore Emanuele Persiani (
www.valnerinaonline.it) e auguriamo a tutti ancora un gioioso Tempo di Festa

Federica Mancinelli




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22 dicembre 2008

PER TUTTI VOI*



Notturno a San Pellegrino

di Manlio Visintini - 24 Dicembre 2008




Come pioveva a San Pellegrino,

...piovevano le stelle

in quel notturno sui campi

da sembrar imprendibili

sfuggenti lucciole,

pittrici bohemienne

di graffi celesti

in quell'aria felice

dal sapor di legna

e ginestre.

E quella Luna così,

tutta gialla

e tutta piena

mi sussurra buone nuove

nel bosco puro

della mia mente vuota

...per non svegliar le viole

ebbre di sogni profumati,

sorridenti al plenilunio

e rivolte al cielo

coi loro occhi

teneramente chiusi...




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19 dicembre 2008

NATALE IN VALNERINA.......

 

Natale a Norcia
di Manlio Visintini

Merletti di neve sulla strada grigia,
riflessi rossi del crepuscolo
macchiano terrazze e davanzali
dove dimorano cuori pulsanti
d'un celeste accecante!
E quell'indaco chiaro si confronta
co'l blu notte che incombe austero
e così...nascosto nell'aria che sa di pino,
in Valnerina...
Paesaggi innevati
sembran zucchero filato, portoni s'aprono
lasciando fuggire borbottii che ribollono
di colorate preghiere all'accendersi delle stelle,
le fontane cantano la cometa d'oro
planante, tra Patino e Ventòsola...
Pastori su cavalli neri
scendon da Castelluccio,
canti e sapori di sempre
fioriscono attorno come rose,
...dove le nostre grandi libertà
di cosmici Guelfi d'Umbria
mai furon prigioniere...
attorno quella tavola rotonda
fatta di galassie
...in attesa del Messiah…..




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18 dicembre 2008

NOTTE DI NATALE AL PAESE........

 

Stanotte fa freddo, molto freddo.

L’orologio del campanile ha battuto solo cinque rintocchi. Ma stanotte si alzano presto anche i bambini.

E’ una settimana che in casa si prepara tutto, si cucina, si prega. E si aspetta il grande giorno.

Perché stanotte, prima dell’alba inizia la Novena di Natale.

Il sentiero che conduce a Montesanto ormai lo conosciamo bene.

Ma tanti anni fa, quando non c’erano le jeep, nove giorni prima del Natale del Signore, tutta la popolazione di San Pellegrino si incamminava, portandosi appresso pesanti mantelli e i viveri necessari per iniziare il percorso di preparazione che avrebbe condotto tutta la comunità a ricevere degnamente la nascita del Bimbo di Bethlem.

E a quel tempo non c’era nessun dubbio, riguardo al freddo, al tempo, al sonno: si partiva e basta.

I bambini, più entusiasti degli adulti, aspettavano ardentemente questo giorno, le madri e le nonne avevano raccolto i frutti migliori della terra e gli uomini portavano le fascine di legna per scaldarsi.

Perché era lì e solo lì, sotto la quercia che aveva sorretto il corpo celeste della Vergine tanti secoli prima, che lo Spirito del Natale doveva soffiare.

“Solennissima, poi, era la Novena di Natale. Alle cinque del mattino, Don Pasquale suonava a distesa la campana maggiore della Chiesa parrocchiale. Piovesse o nevicasse, si partiva da moltissimi diretti a Montesanto, dove erano ad attendere i…pellegrini Benedetto Pompei e Annamaria, per lunghi anni eremiti residenti stabilmente nel vano già adibito a foresteria, finché vi rimasero i frati.

Un fuoco sempre acceso riscaldava l’ambiente. Oltre al fuoco Bebbetto, come lo chiamavano tutti, poteva contare sul contenuto di una piccola botticella che i paesani, al tempo della vendemmia, provvedevano a riempire e che il nostro, d’accordo con Annamaria ed anche per evitare i rimproveri della moglie, divideva a metà, riservando a sé la metà inferiore!

Da parte sua, Bebbetto, oltre a mantenere accesa la lampada a olio dell’Altare della Madonna, univa volentieri la sua voce a quella dei nostri cantori, quando, ogni tre anni, l’immagine miracolosa, per quasi tre mesi, veniva portata nella Chiesa parrocchiale di San Pellegrino dove un bel gruppetto di uomini, insieme al Parroco, a Mezzogiorno, recitavano i Salmi del Mattutino e delle Lodo dell’Uffizio della Madonna, prima che le donne di ogni età recitavano il S. Rosario” (Don Eusebio Severini).

Solo allora era veramente Dicembre, dopo che le campane avevano onorato, la settimana precedente, Colei che era stata concepita “immacolata”, senza nessun peccato. Un pensiero, un’idea troppo grande per essere compresa dalla mente.

E quando ciò succede la mente si ferma e aspetta che la fede e il cuore le vengano in aiuto.

E se ci sono la volontà e la semplicità, questo puntualmente accade.

Nel silenzio, nel freddo della montagna, con tutta la stanchezza delle lunghe giornate di lavoro, gli abitanti di San Pellegrino si incamminano pregando.

Certi che la Vergine di Montesanto li condurrà verso il Figlio che sta per nascere.

“Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto Ti dico: vorrei rappresentare il bambino nato a Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato,come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”

(Tommaso da Celano, Biografia di San Francesco, 24 Dicembre 1223)

Tanti anni fa Alberto Moravia scriveva che “Betlemme si presenta alla vista in maniera non dissimile da tante piccole città dell’Umbria e della Toscana, in cima ad una collina, con le case arrampicate sul pendio e la basilica della Natività bene in vista sopra uno sperone. Un luogo montanino, Betlemme, e nella piazza, davanti al sagrato, soffia un vento freddo che spazza le pietre del lastricato”.

Nei giorni del Natale 1992 ero a Bethlem.

E Moravia aveva perfettamente ragione: l’aria che si respirava era molto più calda di quella delle nostre montagne, ma c’era la stessa pace, anche se Israele era, come ora, un paese in guerra.

Betlemme è veramente simile ai nostri paesi: umile e povera, ma solenne e dignitosa. Con i germi nascosti della civiltà contadina, che vive con poco, ma che restituisce molto.

Depurata da tutte le incrostazioni e le sovrastrutture delle altre città – persino Nazareth sembra troppo rumorosa, troppo moderna.

Allora non avevo ancora letto il libro di Moravia, ma già nella mia mente era nato spontaneo il paragone con il nostro paese.

Dove Natale è veramente Natale.

Dove non ci sono i negozi a distrarci, dove si ritrova il significato autentico di tutto, liberandolo dall’abitudine, dalle cerimonie obbligate e festaiole.

Dove davvero, tra i pomeriggi e le serate intorno alla stufa, tra l’aria che profuma di arance e castagne, si avverte in silenzio il peso della storia.

Qualcuno legge, la radio ci parla del mondo.

E poi ci accorgiamo che questo Natale è come tutti gli altri Natali.

Eppure è sempre diverso.

La casa che abito a San Pellegrino una volta era una stalla e in quella che attualmente è la sala grande, un tempo c’era una mangiatoia.

Avrei voluto che in qualche modo ne rimanesse il segno.

Perché se tutti gli anni nasce un Bambino che è già nato duemila e più volte, passando ogni anno da quelle parti potesse trovare un riparo, più scomodo della culla ai piedi dell’altare maggiore, ma più caldo.

Sicuramente Egli proverà lo stesso ad entrare in tutte le case che già ne stanno preparando l’accoglienza. Anche se al posto della mangiatoia ci saranno i festoni dorati e gli addobbi luccicanti.

Ma altrettanto sicuramente Egli si troverà a Suo agio nella casa del pastore, quello che in paese si vede poco, che nessuno va mai a trovare perché non dà troppa confidenza, che chissà se sa leggere e scrivere.

E soprattutto lì, anche quest’anno, sarà Natale. Perché il Bambino vorrà sentire freddo con chi ha freddo, vorrà essere triste con chi è solo e gioire di niente.

Ed è solo quando fa freddo, tanto freddo, quando l’aria della Valle soffia gelida da Nord, quando per le vie non si incontra neanche un cane a farci compagnia, quando l’unico rumore è quello dell’acqua che gorgoglia dalla fonte che batte il tempo con i rintocchi dell’orologio della piazza.

E’ solo lì, quando oltre a noi non c’è più nessuno, che improvvisamente ci si sente chiamare e, girandosi, si vede solo un Bambino, con pochi vestiti addosso.

Che sorride in silenzio, nei rintocchi solenni delle campane di Mezzanotte, tra un fiocco e l’altro di neve, mentre tutto il mondo si scambia gli auguri e risuonano ancora dalle canne dell’organo gli inni di festa e di gioia.

E prendendo singolarmente la mano di ciascuno, mentre la Stella cometa si perde di nuovo tra le altre stelle che al paese illuminano brillando tutto il cielo, ci riaccompagna a casa.




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4 dicembre 2008

RESPICE STELLAM, VOCA MARIAM

 


Ri Fauni


“Se suo’ dicisi tutti ri riuni

de vinge ru cuncursu cittadinu

fattu per chi fa mejio ri faùni.

So state fatte l’alluminazzioni,

i fuochi d’artificio: sti faùni

Ce stuò a vejelli pure le frazioni.

Quellu c’ha stabilitu la giuria,

un può va pe’ regalo pe’ Maria

e ‘natru può la drento l’osteria”

(Amedeo Morelli)



E’ arrivato Dicembre.

Sembrava così lontano nel caldo di Agosto, ma è già tempo di raccogliere la legna per il camino, per riscaldarsi.

E anche per pregare.

Sì, perché nella prima settimana del mese – com’è da tradizione ormai secolare – si celebra nel nostro paese, e in quelli vicini, un rito antico, che scalda e coinvolge: il rito de “Li Faùni”.

Nella notte tra l’8 e il 9 Dicembre viene acceso sul sagrato della Chiesa parrocchiale un grande falò – originariamente formato da altissime cataste di ginestra – preparato meticolosamente nei giorni precedenti: bisogna procurasi l’occorrente nelle macchie, innalzare il palo che sorreggerà tutto e accatastare i rami.

Ed anche le cibarie e il vino che rallegreranno la serata (al nostro paese, in particolare, è usanza cucinare dei buonissimi gnocchi di patate!).

E’ una manifestazione molto antica, legata alle divinità pagane della montagna (“li fauni”, i folletti) e all’esorcizzazione dell’Inverno, ormai vicino.

Il Cristianesimo riconduce le origini della festa al 1291, alla notte in cui la casa della Madonna, da Nazareth, viene portata in cielo dagli Angeli e trasportata sulle sponde dell’Adriatico, al sicuro dagli infedeli che avevano occupato la Terra Santa.

Per indicare il percorso erano stati accesi enormi fuochi che guidarono gli Angeli laddove la devozione religiosa era più forte.

E così nella notte, anche i Sanpellegrinesi aspettano e salutano il passaggio della Santa Casa. In una delle tante “visite” annuali della Vergine nel nostro paese.

Dove la devozione rimane forte e il fervore religioso costante.




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25 novembre 2008

CONCORSO FOTOGRAFICO

 

L'Associazione ValnerinaOnLine promuove la creatività locale: tra le foto inviate sarà scelta la copertina del nuovo calendario 2009

Concorso fotografico per i calendari 2009 dell'Associazione ValnerinaOnLine.

Valnerina On Line è un'associazione di promozione sociale che, già da due anni, opera affinchè il territorio della Valnerina nella sua totalità ottenga l'attenzione che merita per la sua bellezza, le sue tradizioni, il folklore ancora oggi dominante e, perchè no, una gastronomia che rappresenta una fetta importante nella concezione nazionale di cucina. Per rendere ancora più concreto questo lavoro l'associazione ama operare, tra i vari modi, con le fotografie. Le foto sono pezzi di vita che ci piace tenerci vicino e riguardare una volta ogni tanto per ricordarci di ciò che siamo stati. leggi tutto





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22 novembre 2008

E' ARRIVATO IL GENERALE INVERNO....

NEVE IN ARRIVO: ALLERTA METEO PER TUTTO IL FINE SETTIMANA

A partire dalla nottata di oggi prime avvisaglie. Da sabato si consigliano le catene a bordo per tutto il centro-Italia

Umbria - 21/11/2008 17:27

Una perturbazione di origine polare sull'Italia porta per il fine settimana piogge, temporali e venti molto forti ma soprattutto un brusco abbassamento delle temperature e nevicate anche a quote basse. Ad essere colpite saranno principalmente le regioni centro-meridionali ma anche al nord e sull'arco alpino le temperature subiranno un calo. Le prime avvisaglie della perturbazione, sostengono gli esperti del Dipartimento della Protezione Civile, sono previste da oggi quando si registreranno precipitazioni sparse e temporali anche intensi sul versante tirrenico e più marcatamente su quello meridionale. La giornata di sabato sarà caratterizzata da precipitazioni isolate al centro, in particolare sulle regioni adriatiche. Potranno inoltre verificarsi nevicate sulla dorsale appenninica meridionale, con la quota neve che scenderà nella sera fino a 600-800 metri. Per domenica invece gli esperti prevedono un ulteriore abbassamento delle temperature, che porterà nevicate a quote collinari sulle regioni centrali adriatiche e sulle regioni meridionali. Visto il peggioramento delle condizioni meteo, la Protezione Civile invita tutti coloro che si metteranno in viaggio nelle zone interessate dal maltempo di tenere la massima prudenza nella guida, di avere a bordo le catene da neve e di informarsi prima di partire. Il Dipartimento seguirà l'evolversi della situazione con la pubblicazione dei bollettini di vigilanza meteorologica e con l'eventuale emissione di allerta meteo.

(www.ansa.it)




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19 novembre 2008

LE POESIE DI MANLIO VISINTINI

 

Avvento d'Umbria



Odori di legno,
tartufi e vino rosso
tra neve,
e campi ventosi.
Campane argentine
quasi miniature,
così leggere,
...eterei rintocchi
sull'Altare.
Sfera di ghiaccio
si ferma,
davanti una stalla.
S'apre,
ingoiando paure
e terremoti,
emersi nel tempo
come serpenti.

D'azzurre ombre
e bagliori violetti
si tinge il cielo
abbracciato dalla Terra.
...Piccolo Uomo lucente
come diamante rosa,
siede così
sopra nuvola d'incenso.
Polvere fosforescente
di cometa blu
dipinge occhi lucidi
ma felici
incollati alle finestre,
accompagnata da scrosci
d'acqua celeste
e danze di fontane.
...Mentre luccicano
le pareti stellate
del mio cuore:
in qella notte umbra
così ardente, e chiara.




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17 novembre 2008

LE POESIE DI MANLIO VISINTINI

 

Il pescatore di Norcia

...a Serravalle
talvolta capita
veder improvvisa,
guizzante trota
a punti rossi,
saltare in secca
sul greto del Sordo,
mettendosi a parlare
sussurrando confidenze
...ad azzurra farfalla
che si specchia
come vergine fanciulla
nell'acqua chiara...
E il pescator di Norcia
s'accende una sigaretta,
amando le sue cose
i freschi verdi,
e quei pensieri quieti
che sanno d'erba e tartufo,
panzanella e bruschetta
lo riportano al caminetto,
...alla forza del suo spirito
che prepotente esce rosso
da quel cuore aperto,
tuffandosi nel fiume
per poi ritornar dentro
color della giada,
...e così ebbro d'amore
inforcare la Vespa
verso Norcia smeraldina,
così solitaria,
...tornar a casa.

(in memoria dell'amico Gildo Antonioni)




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3 novembre 2008

NOVEMBRE A SAN PELLEGRINO

 

“Antonio, dove vai? Fa freddo,

stanotte gela e Vettore è già bianco…”

“Vado a trovare mia madre”

“E non le porti niente?”

“ Dove sta adesso ha già tutto quello che serve”


“Quando arrivava San Martino, cessavano i canti dei bifolchi incaricati delle semine. I buoi rientravano nelle stalle, aspettando tre volte al giorno la loro porzione di fieno, mescolato con un po’ di paglia e con l’erba fresca proveniente dalle marcite di Norcia.

A movimentare le strade del paese rimanevano soltanto le pecore portate al pascolo e quando tornavano.

Avvicinandosi il colmo dell’Inverno, spesso veniva giù dai monti un po’ di bufera.

Per le strade, in tutte le ore del giorno, qualcuna delle dame incaricate di portare acqua per tutto il proprio bestiame. Fortunatamente oggi il movimento è scomparso del tutto, dal momento che ogni ovile dispone in loco di acqua abbondante.

La sera, accanto al fuoco, ben fornito di legna stagionata, dopo la recita del S. Rosario e l’annessa sequenza di S. Antonio Abate, le donne sferruzzavano da maestre provette, mentre le fanciulle, alle prime armi, faticavano a maneggiare i ferri per formare senza errori le lunghe serie di maglie al diritto e al rovescio.

I ragazzi, disoccupati, cominciavano a sbadigliare, meritando di essere mandati a letto anche se la donna…istruita aveva già cominciato a parlare delle Fate che nelle notti di tempesta scendevano giù dai Monti Sibillini, tentando la gioventù ad intessere danze proibite.

I giovanotti, poi, che non avevano possibilità di aiutare il futuro suocero nell’allestimento di “panaglie, crini, manici di bidenti, piccari” andavano a dare un’occhiata all’officina di Amedeo , il fabbro ferraio che prolungava di molto la sua fatica quotidiana per affrontare piastre e ferri di ogni foggia destinati al bestiame che, nella successiva Primavera, sarebbero stati destinati a lavori di ogni genere.

Qui, però, non c’era posto per le vicende delle Fate, ma, soltanto per i racconti delle vicende capitate ad ognuno durante la ferma militare e, per qualcuno, nell’inferno della guerra del ’15 – ‘18” (Don Eusebio Severini).

Mi trovo a scrivere questo capitolo due giorni dopo la strage di Nassiriya, quando i quotidiani e i telegiornali nazionali si sforzano di capire in quale modo e con quanto impegno ricordare i caduti, dare un senso all’accaduto, commemorare le anime e non arrendersi.

Sono quasi tre mesi che non vado al paese, spero che la prossima volta ci sarà il Sole, così farò una delle mie passeggiate preferite: quella sulla strada che porta al cimitero.

Non è lunga, è un sentiero piacevole, esposto ad Ovest, che d’Estate, quando il Sole tramonta, regala uno spettacolo meraviglioso di colori. E che unisce, nella maniera più naturale, i vivi e i loro cari, la notte e il giorno, la vita e la morte.

Non si chiamano anziani, persone della terza età: i saggi del paese si chiamano “vecchi”. Sono tra le ricchezze più preziose di questo posto e non a caso, quando si ha bisogno di un bagno di valori e di maturità, ci si incammina verso le loro case eterne, per affetto, per gratitudine, per avere la sensazione di fermezza, coerenza e greve silenzio che li contraddistingueva.

Amedeo muore il 9 Agosto 1969, un mattino d’Estate, alla vigilia della festa più importante dell’anno. E’ il fabbro, il sacrestano, il campanaro, uno dei vecchi saggi del paese. Sa fare tutto, ha riempito la casa di arnesi, utensili, oggetti utili e artistici, e, soprattutto, di educazione, di libri, di umorismo, di cultura. La sua casa è di fronte a quella di Don Pasquale che periodicamente gli regala i bollettini, qualche giornale o libro interessante per lui e per la sua famiglia.

Amedeo è uno dei miei due bisnonni. Lo conosco attraverso le foto che vedo in casa, mi siedo ancora oggi sulle sedie che lui ha costruito, uso gli oggetti originalissimi che ha inventato. Ed ascolto in continuazione la gente che parla di lui – al paese non si è conosciuti individualmente: io, ad esempio, sono “la nipote di Amedeo”.

Ecco, questo è un grande esempio di come, senza pensarci, la vita terrena può mescolarsi e arricchirsi con quella che viene dopo. Anzi, non c’è soluzione di continuità, il tempo non è mai passato, è solo presente. E, per alcuni versi fortunatamente, ancora non è futuro.

E Paolina lo sapeva.

Magari in una parte molto nascosta del suo cuore, non riuscendo forse a spiegarlo. Lei sapeva che la vita eterna è già questa. E tanti anni prima che morisse, aveva fatto affiggere alla sua lapide – dove già era scritta la sua data di nascita – la foto più bella che aveva trovato nei suoi ricordi. Ogni volta che vedevo quella lapide, quando lei era ancora in vita, sorridevo, da bambina; mi turbavo un po’, da adolescente. E poi, ultimamente, mi mettevo a pensare se ci fosse qualcosa, qualche altra cosa in questo gesto.

Poi ho capito. Paolina non stava abituandosi alla morte né aveva paura di rimanere sola quando fosse arrivato il momento: lei, in realtà, non era mossa da nessuna motivazione o timore particolare, semplicemente era normale prepararsi e giusto così.

E’ morta molti anni dopo, con un viso più stanco di quello ritratto, con un sorriso più spento. Ma lasciandoci un grande senso di consapevolezza e speranza.

Non posso entrare al cimitero senza salutare due donne che hanno avuto un parte molto dolce ed affettuosa nella mia infanzia.

Una fa parte della mia famiglia, si chiama Armida e continua sempre a sorridere.

E’ una grande fortuna essere ricordati per il proprio sorriso poiché significa che la vita non ce l’ha fatto mai sbiadire. Armida aveva una famiglia che accudiva, che amava, ma amava di un affetto particolare anche tutti quelli che entravano a casa sua, a giocare e chiacchierare con i suoi figli. Il suo sorriso era di quelli vivaci, energici, di chi sa quello che la vita gli mette davanti e, tuttavia, sorride lasciandoselo indietro. Ci ha salutato prima di conoscere la sofferenza più grande che possa segnare la vita di una madre. Ma prima che se ne accorgesse, è stata raggiunta e abbracciata di nuovo.

Adalgisa sorrideva come una ballerina di danza classica, con i suoi capelli raccolti e la classe di una principessa. Me la ricordo per i suoi dolci che mi offriva sempre quando la andavo a trovare con mia nonna o le mie zie. E per come parlava piano, discretamente, con i gesti, con lo sguardo. Anche la sua vita, come le altre, è stata piena, a tratti dura e difficile. Ma ci ha lasciato in eredità una grande ricchezza: l’eleganza dell’intelligenza, della discrezione e del silenzio.

C’è anche chi al paese ha scelto, faticosamente, di stare in silenzio.

I paesi non sono quelli delle fiabe, la poesia della natura non basta alla vita di chi vuole andare oltre, di chi corre col pensiero, di chi vede che c’è qualcosa che non va, lo dice, ma nessuno lo ascolta.

E allora, si è di fronte a un bivio: o si parte per sempre o si rimane in disparte.

Alessio era un’anima ribelle. E lo diceva, e lo faceva capire.

San Pellegrino, come tutta l’Italia, sta affrontando i primi anni del secondo dopoguerra, ci vuole coraggio, speranza. Ma Alessio è un reduce di quelli rari, di quelli che oltrepassano le trincee esponendosi al fuoco solo per “rubare” un sacco di pasta per i commilitoni, di quelli con i geloni alle mani e ai piedi, di quelli che il vento della Macedonia di notte gli lambiva le guance.

Di quelli che quando si innamorano, non ascoltano più consigli e – anche se è la figlia del sagrestano ed è molto giovane – la prendono e la portano via con sé.

Di quelli che quando ero piccola e l’odore dell’ospedale ancora mi dava fastidio non hanno mostrato il dolore e hanno salutato la nipotina da uno spiraglio della porta socchiusa. Per sempre.

O solo per ora.

Annamaria è rimasta in disparte. Conservando tutto quello che le piaceva di se stessa, confondendosi e confondendoci tutti, impegnati a parlare, a capire, a giudicare.

Ma, seppur in disparte, al paese ci è rimasta. Con tutte le difficoltà di una donna che vive sola e che deve trovare solo dentro di sé la forza di continuare.

Fino a qualche anno fa non la capivo proprio. Poi, crescendo, l’ho capita tutta.

E l’ho ammirata. Perché ci ha lasciati intatta nelle sue certezze, coerente, sempre, con se stessa. Senza farsi trascinare mai dai giudizi, dagli eventi, dalle attrazioni esteriori. Con un amore profondo per la natura, per le sue api – passione che aveva ereditato dallo zio prete – per i suoi tre cani che negli ultimi anni incontravo spesso nelle passeggiate verso il paese di Frascaro. E con loro parlava sempre, perché loro la ascoltavano. Aveva capito che le parole non vanno sprecate.

Ma quelle che ha detto me le ricordo tutte.

“Voi giovani che discutete dell’immortalità dell’anima,

io che giaccio qui ero l’ateo del paese, loquace,

polemico, preparato nelle argomentazioni

dei senza fede.

Ma durante una lunga malattia

tossendo fino alla morte

ho letto le Upanishad e la poesia di Gesù.

E si accese una torcia di speranza e di intuizione

e un desiderio che l’Ombra

conducendomi rapida nelle caverne di tenebra

non potè estinguere.

Voi che vivete nei sensi,

e pensate solo con i sensi, ascoltatemi:

l’immortalità non è un dono,

l’immortalità è una conquista;

e soltanto coloro che lottano strenuamente

l’avranno”

(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1915)




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2 novembre 2008

CULTURA

 RICERCA DEMOANTROPOLOGICA IN VALNERINA, SI STUDIA NORCIA E PRECI

Quasi a conclusione lo studio portato avanti da mesi dal prof. Mario Polia per contro dell'associazione dei comuni

RICERCA DEMOANTROPOLOGICA IN VALNERINA, SI STUDIA NORCIA E PRECI

Sta per concludersi la ricerca demo-antropologica che l'Associazione dei Comuni della Valnerina ha commissionato a Mario Polia, archeologo, antropologo ed etnografo di grande esperienza, anche internazionale, al fine di documentare la tradizione orale della Valnerina, un inedito patrimonio di memoria collettiva in grado di fornire nuove chiavi di lettura e mettere in discussione i filtri di chi studia un luogo senza averne vissuto la storia e la cultura. Il progetto parte dal coinvolgimento degli abitanti della Valnerina, ai quali vengono somministrate interviste attraverso le quali raccogliere e fissare per iscritto quel patrimonio di informazioni fino ad oggi tramandato solo oralmente e che, per tale ragione, rischia di cadere nel dimenticatoio. Al centro della ricerca la società rurale, con i suoi contadini, anziani, allevatori, pastori, massaie, emigranti e la percezione che questi hanno del sacro, della natura, della famiglia, della cultura materiale e del mondo sovrannaturale, magico e religioso. Dopo aver raccolto le interviste degli abitanti del casciano e della bassa valle del Nera, circa la metà del campione, il professor Polia è ora impegnato su Norcia e Preci. L'analisi dei dati raccolti, il loro confronto con quanto disponibile in letteratura e, infine, la stesura di un volume saranno i passi conclusivi di questa ricerca. Che, in realtà, permetterà la stesura di più volumi data la quantità di informazioni, la loro qualità, la diversità e il loro stato di conservazione. In particolare saranno di prossima pubblicazione dei saggi dedicati uno all'eremitismo primitivo della Valnerina, considerato dalla prospettiva antropologico-religiosa e nei suoi rapporti con la cultura popolare ed il paesaggio; un altro al culto dei santi nella religiosità popolare locale; un saggio sulla cultura tradizionale dell'altopiano umbro-leonessano; un saggio sulla sacralità delle piante nella cultura rurale della Valnerina ed un altro dedicato alla figura della Madonna. Grazie alla pubblicazione legata alla ricerca demo-antropoligica sarà invece possibile, da un lato, riscoprire e capire il vissuto cristiano contadino nei grandi eventi religiosi dell'anno, conoscere la devozione ai grandi santi e i culti agrari e, dall'altro, fornire uno spaccato della vita quotidiana contadina. La ricerca, in fondo, si inserisce come naturale continuazione del lavoro finora svolto dall'Associazione dei Comuni della Valnerina nell'ambito della valorizzazione, tutela e conoscenza del paesaggio, non solo al fine di far recuperare l'identità locale ed il senso di appartenenza al luogo da parte dei cittadini residenti e delle istituzioni locali, ma anche di migliorare la qualità dell'accoglienza e dell'ospitalità nei confronti dei visitatori. Attraverso questo studio il progetto cambia solo prospettiva e lo sguardo dall'esterno è sostituto da quello dall'interno, di chi ha forgiato con le proprie attività il paesaggio. È l'uomo, quindi, il protagonista di questa nuova ricerca che mira a riscoprire quella storia, quella cultura e quelle tradizioni che difficilmente si trovano sui libri e di cui, invece, sono importanti depositari gli abitanti di un territorio.

(www.tuttoggi.info)




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27 ottobre 2008

OTTOBRE A SAN PELLEGRINO...........

 

“Non si capisce se si sta meglio o peggio senza ‘sti forestieri.

Certo, i ragazzini dentro casa ci fanno compagnia…

Una volta, quando ero un bardascetto

il paese era pieno di gente,

non si capiva se era estate o inverno.

Pure quest’anno inizia a fare freddo, fa buio presto.

Sono sceso a Piè le Case e non ho visto un’anima,

solo il cane, quello sciancato, mi sa che c’ha pure la rabbia…

Quello è come me: è solo, ma non vuole compagnia…”

Diciamo la verità: San Pellegrino è dei Sanpellegrinesi.

Per quanti sforzi, affettuosi, uno faccia – addirittura dedicare loro un libro! – loro mantengono sempre quell’aria sorniona e distaccata di chi sta fermo, ti fa parlare e intanto vede se dici la verità.

Fanno parte di quella categoria di persone che “non ti danno mai soddisfazione”. E questo, a noi Romani, certe volte non va proprio giù: chi è cresciuto al Sole del Colosseo, scanzonato, burlone, viene in qualche modo frenato, nella sua boriosità, dal modo di fare, scostante e contemporaneamente affabile, dei protagonisti di questo libro.

L’Autunno è una stagione particolare, impegnativa. I Romani sono partiti già da molto tempo, i più affezionati tornano qualche volta nel fine settimana, magari a trovare i parenti. Ma la vita è ripresa nella maniera ordinaria, è ripreso il lavoro degli impiegati, degli artigiani, degli uomini dei campi.

La Natura rispecchia questo clima e infonde uno stato d’animo di quiete, di silenzio, di attesa: l’inverno è alle porte.

Si ricomincia.

“Le ore di sole si vanno riducendo di molto, mentre si raddoppia il tempo destinato al lavoro dei campi. Non bastano più le ore di sole. Gli agricoltori, già da tempo hanno completato l’aratura dei terreni destinati alle semine autunnali. Urge provvedere quanto prima si può, almeno prima che le brine abbiano indurito eccessivamente il terreno.

Fin tanto che l’aratura fu fatta adoperando la forza dei buoi, questi dovevano essere “governati” per affrontare, appena si faceva giorno, le lunghe ore di lavoro. La cosa richiedeva oltre un’ora. Contemporaneamente alla massaia, consapevole delle tante cose da fare, chi era addetto alle fatiche della semina doveva levarsi da letto appena l’alba, per provvedere a “governare” i buoi.

Contemporaneamente al lavoro della semina, in ogni azienda, anche se di modesta estensione, urgeva riportare a casa le pannocchie del granturco per provvedere alla “sfogliatura” e facilitare l’essicazione del prodotto. Per quest’ultima fatica, oltre a tutti i membri della famiglia contadina partecipavano generalmente anche altre persone estranee a quell’attività, la moglie e le figlie del muratore, i figli del cantoniere comunale, addetto alle strade del paese e della relativa montagna, le figlie e la moglie del fabbro e del falegname.

La “sfogliatura” era un lavoro oltre ogni dire gioioso, come del resto tutti i lavori destinati a raccogliere i frutti della propria fatica.

Sopra il mucchio delle pannocchie, in posizione strategica, i ragazzi, sempre intenti al lavoro, ma anche a procurare qualche scherzuccio alle persone anziane curve sul lavoro. Il padrone di casa provvedeva a legare insieme almeno quattro o sei pannocchie che il giorno successivo sarebbero state disposte ordinatamente sugli “scalandri” o in pesanti grappoli da appendersi sulla facciata della casa, perché il sole avesse provveduto ad una perfetta stagionatura del prodotto che, al momento giusto, sarebbe stato ridotto a farina… dorata per una polenta che avrebbe contribuito a mitigare le mattinate cariche di brina e le giornate di neve.

Quando il lavoro di “sfogliatura” aveva oltrepassato la metà, arrivava la padrona con il grosso boccale di vino e con qualche cosa di buono da masticare. A questo punto anche Sergio, che fino ad allora aveva divertito tutta la comitiva mimando i gesti e le frasi più caratteristiche di giovani e meno giovani del paese, in quel momento assenti, interrompeva la sua…recita e provvedeva a macinare.

Quando l’orologio del campanile della chiesa batteva gli undici tocchi, quasi sempre il lavoro giungeva al termine e tutti se ne andavano dopo che si avevano dato l’appuntamento per la serata del giorno dopo, presso lo stesso ambiente oppure altrove dove la…musica serale avrebbe avuto le stesse vibrazioni, ravvivando la vita del paese, serena e laboriosa.

Dopo la raccolta del granturco, a stretto giro di posta, c’era da affrontare le fatiche, anch’esse gioiose, della vendemmia. Fino ad una quarantina di anni fa, una buona parte dei terreni che si appoggiavano alla base delle colline ad Est del paese erano coltivate a vigna. E quando la stagione trascorreva serena e senza eccessivi capricci, le viti – indiscusso re il “pecorino” – davano un buon vino che assicurava a molti un discreto cespite da depositare nella cassa dell’Ufficio Postale, retto allora, da Antonio Bucchi.

Anche la fatica della vendemmia era mitigata da un ambiente gioioso e canterino. Gli addetti al lavoro di raccolta, tra un morso o più di un grappolo dorato, cantavano stornelli di circostanza e spesso salutavano rumorosamente quanti attendevano allo stesso lavoro nelle vigne contermini. Il padrone della vigna provvedeva al trasporto dell’uva nella sua cantina, in attesa che la sera i giovani della comunità scendessero nelle “conche” per la pigiatura. Il mosto scorreva abbondante tra la gioia di tutti i componenti della famiglia colonica. C’era una donna diligente che provvedeva a versare nella botte il mosto raccolto nel “ramaiolo” che splendeva sempre di più. E col gesso fornito dalla maestra della scuola elementare segnava il numero delle bigonce di mosto raccolto nella migliore delle botti di rovere posseduta dal proprietario. Per la festa di S. Martino, la prima visita e il primo assaggio del prodotto ” (Don Eusebio Severini).

Lo scorso anno, nel mese di Ottobre, la comunità di San Pellegrino si preparava ad un evento spiritualmente e socialmente molto rilevante: la consacrazione del nuovo altare della Chiesa parrocchiale.

Quella intitolata a San Pellegrino è una chiesa veramente incantevole: fu costruita nel 1300, alla fine del Medioevo, rispecchiando un insieme di stili e di ricchezza. I fregi dei diversi altari che contornano la navata centrale prendono ispirazione da canoni architettonici diversi fra loro, ma in perfetta armonia.

E Don Eusebio, Parroco da oltre vent’anni - che riconosce bene quello che conta e quello che vale – e val la pena di mantenere e tramandare al futuro – da tanti anni si adopera a sensibilizzare la sua gente sulle diverse opere di restauro.

La consacrazione di un nuovo altare è un gesto sacralmente molto significativo: l’altare di una chiesa vede e benedice tutti i momenti, belli e brutti, della vita di una comunità. Attorno all’altare ci si riunisce per festeggiare una nuova vita, per salutare coloro che alla vita hanno dato già tutto, per raccogliersi quando quello che c’è intorno a noi – anche se in un piccolo paese tranquillo – diventa rumoroso, eccessivo.

“A San Pellegrino, nella prima Domenica di questo mese, si celebra la festa della Madonna del Rosario, organizzata a turno dai membri dell’omonima Confraternita. I riti religiosi, come da norma liturgica. In più, fino agli ultimi decenni, vi si svolgevano due gare caratteristiche, prevalentemente per iniziativa di giovani coltivatori diretti che si affacciavano per la prima volta, con nuovi progetti, all’Autunno.

La prima iniziativa era di natura, diciamo così, “spartirape”: consisteva in una gara di abilità dimostrata nel tracciare un solco con aratro di legno monovomere. Il solco era più volte interrotto a motivo degli avvallamenti del terreno, ma la parte visibile doveva apparire perfettamente in linea. Partiva da molto lontano – generalmente dal vocabolo Messano o da qualche terreno a Valle di Valcaldara – e, rimanendo perfettamente in linea, doveva centrare la Porta Maggiore della Chiesa parrocchiale.

Il solco veniva tracciato nella notte del Sabato che precedeva la festa, al lume di lucerne piazzate sui punti più importanti del percorso. Nella notte si udivano le grida di quanti partecipavano alla gara ed eventualmente di quelli di una squadra concorrente. Ordini e contrordini, diretti a meglio piazzare le biffe, si rincorrevano partendo da quelli che dovevano guidare il cammino dell’aratro.

Per l’occasione, già da qualche giorno si era scelta una coppia di buoi, che davano sicuro affidamento di…non fare capricci. Dovevano essere due buoi “fermi”.

Personalmente, non sono stato mai presente nel momento in cui il giovane scelto per impregnare la bura dell’aratro, affondava il vomere sul terreno, incitando al tiro i buoi. Accanto a lui i compagni di avventura con le lanterne accese e il cuore in gola, nella speranza di non fallire la prova.

Sulla porta della Chiesa parrocchiale, già da tempo si erano radunati molti anziani del paese, che avevano raccontato le vicende di altri solchi tracciati negli anni precedenti e dei quali erano stati interessati. E ora partecipavano anch’essi alla…solennità di quell’ora, commentando a monosillabi il progredirsi del solco ed augurando la buona riuscita della gara “a gloria della Madonna del Rosario”.

Un anno che ero tornato dagli studi e mi trovai al paese in quella notte “ricordativi”, anch’io ebbi la sorte di partecipare a quello spettacolo notturno.

Quell’anno impregnava la bura il giovane Enrico Leoncilli. Nell’ultimo tratto del solco, sul terreno già dissodato in attesa della semina autunnale, il vomere premuto dal bifolco, affondava letteralmente nel maggese, mentre le grida di incitamento ai buoi raddoppiavano.

Filippo Gaudenzi che stava accanto a me ed era fresco di studi liceali, volle aggiungere un commento da par suo a quella scena e mi confidava: “Mi è sembrato, per un momento, di rivedere dal vivo la scena, immortalata da Pindaro, di Giasone che, per assicurarsi la mano di Medea, ebbe la forza di aggiogare i due buoi che spiravano fiamme dalle froge e con essi portare vittoriosamente a termine il lavoro richiesto dal padre di lei”.

La mattina successiva ancora un raduno di anziani, per esprimere alla luce del Sole la loro sentenza sulla riuscita o meno del solco.

Sempre nella tarda serata della Festa della Madonna del Rosario, i giovani che ormai pensavano a scegliersi una compagna per tutta la vita, tentavano il primo approccio ufficiale con quella che avevano scelto, rimirandola a lungo in prima fila sulle panche della Chiesa durante le solenni liturgie domenicali. Naturalmente per il buon esito dell’impresa c’era bisogno di un poeta che, accompagnato da un organetto, esprimesse in una forma la più persuasiva possibile i propri sentimenti e le proprie speranze.

A quei tempi, a San Pellegrino non mancavano persone in grado di esprimere i sentimenti del caso a mezzo di uno o più stornelli o, talvolta, addirittura un’ottava che adorava del Tasso o dell’Ariosto. Ci poteva essere soltanto la difficoltà della scelta. I più noti e affermati erano alcuni che già sono stati ricordati come membri della “Schola Cantorum”. Nell’ordine, Mincelone, Antonio di Concetta, Domenico di Mezzaroma. Qualche volta si fece aventi anche qualche altro poeta contemporaneo, ma capitava raramente. La Musa aveva allevato soprattutto quelli già citati” (Don Eusebio Severini).

L’arte sacra ha sempre avuto una funzione fondamentale nella trasmissione del messaggio delle religioni: è la vista degli affreschi che ci porta a Gerusalemme a contemplare con il cuore – la sede dell’intelligenza, per i nostri fratelli ebrei – il miracolo dell’Ascensione. O a Nazareth, accanto alla Vergine assunta in Cielo.

Vicino alla statua di Sant’Antonio, ci ricordiamo dei miracoli della natura animale, che ci accompagna, a modo suo, per le strade, nelle case.

Gli affreschi di Santa Giuliana e la statua di San Pellegrino ci ricordano che c’è sempre Qualcuno sopra di noi che protegge il paese e i suoi abitanti dalle intemperie naturali e spirituali della vita.

E ad ammonirci che non dobbiamo vergognarci se abbiamo bisogno di rivolgerci in alto.

“Chi canta prega due volte”. Non so se Sant’Agostino cantasse, so per certo che quando scrisse questa frase aveva ragione.

Da secoli la Chiesa privilegia la musica come elemento liturgico fondamentale delle celebrazioni. C’è nei testi della musica sacra più nobile e nelle note che li accompagnano una spiritualità che si diffonde al di fuori di chi la trasmette e nel contempo vivifica chi ha il dono di farlo.

Basta anche ascoltare e partecipare in silenzio al “crescendo” della melodia che esce ritmicamente dalle canne dell’organo, che sfiora la preghiera individuale, la rende solenne, gioiosa, più mistica. E la voce e il cuore si innalzano, spesso toccando la commozione, un po’ ingenuamente umana.

Chi canta – e chi ascolta, chi partecipa, chi gioisce, chi prega al suono delle dita di una mano – prega veramente due volte.

Non ho aperto casualmente questo capitolo accennando al carattere dei Sanpellegrinesi: il sagrato è il nostro “luogo di osservazione”.

Specialmente nelle solennità e nei “tempi forti” dell’anno la chiesa parrocchiale è sempre molto affollata. Talvolta non riesce neppure a contenere tutti quelli che vorrebbero entrare.

Ma il momento più interessante è quello in cui ormai la celebrazione è finita e si deve uscire.

Il vero Sanpellegrinese esce dalla chiesa, guarda lontano e sceglie un punto del piazzale. E aspetta.

Non si impegna affatto a cercare lo sguardo di nessuno, a salutare il nuovo arrivato, neppure a sorridere se non ci sia un fondato motivo.

Dando le spalle alla fontana e al monumento ai caduti, con le mani unite nei polsi dietro la schiena, si diletta in cuor suo ad osservare le persone che ridono, si agitano, cercano approvazione, salutano e si fanno salutare.

Poi qualcuno, lentamente, si avvicina ad omaggiarlo. E lui, staccando solo una mano dall’altra gliela porge gentilmente e, sorridendo sinceramente, saluta, chiede notizie, augura di trascorrere un pomeriggio sereno nel suo paese preferito.

La Valnerina è una terra gentile. E gentili ed ospitali sono anche i suoi abitanti.

Sarà la poesia della Natura, sarà che il Poverello di Assisi, la Santa madre di Cascia, il monaco solenne, operoso e mistico di Norcia ci hanno lasciato una forte ed evidente eredità.

Anche le donne e gli uomini di San Pellegrino hanno ereditato questo carattere: sono diffidenti, ma nello stesso tempo affettuosi. Severi e gentili. Non ti regalano nessuna confidenza, ma ammirano le persone che vivono la vita secondo i propri valori. E quando capiscono di averne una davanti, glielo dimostrano sempre.

Sono persone che hanno faticato e faticano ancora. Che sanno però quando fermarsi a riposare, a bere un buon bicchiere di vino, a sentire sotto i piedi la terra della montagna, quella più alta, dove l’aria è rarefatta e lo spirito è solo con se stesso.

Sono persone che hanno la fortuna di avere dalla vita quello che le chiedono. Perché non le chiedono mai più del necessario, perché scelgono e sanno quello che dura. Perché qualche volta una parola più aspra delle altre ci insegna ad andare avanti meglio delle comodità e delle dolcezze superflue della nostra vita moderna.

E se poi, tristemente, ma con lucidità, si rendono conto che questa modernità, questa frenesia portata all’estremo, in qualche modo, inconsapevolmente, ha contagiato anche loro, allora ti fanno un sorriso e, riprendendo la salita, ti rispondono che il mondo è capovolto, come Oreste: “Federì, mesà che s’è girata la palla!”




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27 ottobre 2008

LE POESIE DI MANLIO VISINTINI

 

 

Amore norcino

Quel vestitino bluette,
la camicetta vaporosa
e quegl'occhi verdi
più belli del Clitunno
m'annegavano l'anima...
Ci stringevamo passeggiando
a Corso Sertorio,
verso la Lanterna Blu
così sfacciata e nascosta
tra gli alberi
fuori Porta Romana...
E le lucciole pettegole,
brillanti quasi intermittenti
come parure diamantina,
mi riportano a volar con te
in questi maledetti,
benedetti ricordi,
incorniciati da umbre acque,
odor d'incensi
e campanelli vaghi,
nati da chiese sempreverdi
o da lontani carretti,
dove anche i somari
si ferman da soli
al vespero,
forse,
in preghiera...

a un grande amore,
Annamaria Viola, Norcia - Roma)





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22 ottobre 2008

www.lavalnerina.it

 

Presentazione del portale web realizzato dal servizio turistico della Valnerina

 

Verrà presentato il prossimo 25 ottobre il portale del Servizio Turistico della Valnerina visitabile, a partire da metà novembre, all’indirizzo www.lavalnerina.it. Uno strumento dal forte potenziale comunicativo per quanti siano interessati a conoscere la storia, la cultura, l’arte, le manifestazioni, i prodotti ed i progetti legati alla Valnerina. Gli utenti, infatti, potranno non solo conoscere l’attività del Servizio Turistico, ma avranno modo di visitare virtualmente i singoli comuni che ne fanno parte.
In questo viaggio potranno avvalersi di dettagliate cartine geografiche, leggere minuziose descrizioni dei luoghi, avere a disposizione numeri utili su trasporto, ristorazione e alloggi e molto altro ancora. A fare da efficace supporto comunicativo saranno le immagini, di ieri e di oggi, corredate da testi e didascalie, selezionate tra le centinaia elaborate negli ultimi quattro anni all’interno del progetto “Terripass. I circuiti del Paesaggio”, finanziato dal Gal Valle Umbra e Sibillini con il Programma di Iniziativa comunitaria leader Plus ed organizzato anche grazie al contributo del BIM e del Comune di Spoleto. Il portale costituisce, anzi, la possibilità di capitalizzare quell’intenso lavoro di ricerca che ha inteso analizzare il paesaggio della Valnerina per fornire nuove chiavi di lettura del paesaggio, nuove forme di promozione che, in un’ottica di marketing d’area, si concretizzano nella valorizzazione delle risorse che definiscono la specificità di un’area rispetto ad altre. Tra gli aspetti più interessanti del portale, la possibilità di iscriversi alla newsletter, uno strumento che consente all’iscritto di essere periodicamente informato sulle ultime novità dell’ente e, a quest’ultimo, di valutare l’impatto della propria attività informativa e creare un database di potenziali visitatori. Altre curiosità sul portale riguardano la possibilità di usufruire di un particolareggiato glossario delle parole che è necessario conoscere per comprendere questo territorio oppure scegliere tra diversi percorsi turistici dettagliatamente descritti e essere informati sulle manifestazioni e gli eventi più rilevanti. Il portale risponde all’obiettivo dell’Associazione dei Comuni della Valnerina di sviluppare e potenziare la comunicazione con l’utente-visitatore al quale offre pure la possibilità, una volta sul posto, di ricevere informazioni direttamente nei punti informativi che l’Associazione ha voluto riqualificare o allestire ex-novo sul territorio. Alla conferenza di prestazione, inserita nel calendario della Mostra Mercato dello Zafferano, parteciperanno Angelo Gentili, Presidente dell'Associazione dei Comuni della Valnerina, Gino Emili, Sindaco di Cascia, Stefano Cimicchi, Amministratore Unico APT Umbria, Angelo Aramini, Responsabile del Servizio Turistico Associato della Valnerina, Egildo Spada, Presidente del Consorzio B.I.M e Silvano Rometti, Assessore alla cultura della Regione dell’Umbria. La conferenza si terrà, dunque, sabato prossimo a partire dalle ore 10,30 presso la Sala San Pancrazio.

(www.norciaonline.it)




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16 ottobre 2008

A NORCIA

 

Intronizzata a Norcia in concattedrale di una copia della Santissima Icone di Spoleto, patrona principale dell’arcidiocesi

Uniti sotto la Madre della misericordia

Ore 11.30 di martedì 14 ottobre. Nella concattedrale di Norcia è stata solennemente intronizzata una copia della Santissima Icone, venerata e conservata nel duomo di Spoleto, patrona principale dell’arcidiocesi. La scelta della data non è stata casuale: il 14 ottobre è, infatti, l’anniversario della dedicazione della chiesa concattedrale. L’immagine della Madre di Dio è stata consegnata all’arciprete di Norcia, mons. Mario Curini, dal Capitolo metropolitano dei canonici della cattedrale. La giornata è iniziata al monastero delle Clarisse di S. Pace. In apertura di mattinata c’è stata la riunione degli uffici pastorali della diocesi con l’Arcivescovo. Poi, nella chiesa del monastero mons. Fontana ha benedetto l’immagine. Da lì è partita la processione verso la concattedrale di Santa Maria della Misericordia. Il corteo, accompagnato dal suono festoso di tutte le campane della città, è stato aperto dalle donne nursine, che in mano avevano una rosa. Seguiva il resto del popolo, i monaci dell’abbazia greca di Grottaferrata, quelli di Norcia, i sacerdoti diocesani, il Capitolo dei canonici, l’Arcivescovo con in mano la copia dell’icone e l’istituzione civile nursina nella persona del commissario prefettizio Giancarlo De Filippis. Giunti nella concattedrale, deposta la sacra effige a lato dell’altare, i monaci di Grottaferrata hanno cantato l’inno Akàthistos. “Che questa preghiera alla Madonna - ha detto l’archimandrita esarca di Santa Maria di Grottaferrata, Emiliano Fabbricatore - ci aiuti a risolvere i nostri problemi, sia quelli piccoli che quelli grandi”. I fedeli nursini sono stati molto contenti dell’arrivo nella loro comunità parrocchiale dell’immagine della Santissima Icone. Quello tra Norcia e la Madonna della Misericordia, l’Haghiosoritissa, è un legame antico. Fu il vescovo Settimio Peroni a rispristinarne il culto; negli anni del suo episcopato dedicò alla Madre di Dio anche una lettera pastorale. Il pomeriggio, dopo la riunione del Capitolo dei canonici, c’è stato il solenne pontificale presieduto dall’Arcivescovo e animato dalla cappella musicale del duomo di Spoleto. “Il popolo - ha detto mons. Fontana - ricorre alla Madonna nelle difficoltà e nelle tribolazioni. Dobbiamo rammentare a tutti la misericordia del Signore. Il nostro messaggio diventerà credibile solo attraverso la ferialità e la carità, da esercitare all’interno della città dell’uomo, non a parte”. L’Arcivescovo ha poi spiegato che il termine concattedrale, insieme a cattedrale, evoca l’unità della Chiesa spoletana-nursina. “Le ragioni della storia - ha affermato - ci unirono; le ideologie delle contrapposizioni ci divisero; l’ecclesiologia dei nostri santi ci ha di nuovo unito”. E questa unità ora è rafforzata anche dalla Santissima Icone, da quella Madonna della misericordia che viene venerata nelle due maggiori chiese della diocesi: la cattedrale e la concattedrale.


(www.lavoce.it)




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14 ottobre 2008

CULTURA

 
Archivio storico comunale di Norcia, restaurati altri importanti documenti
NORCIA – Presso l’archivio storico comunale di Norcia proseguono le iniziative volte a salvaguardare il patrimonio storico custodito, di inestimabile valore culturale. La più recente è stata il restauro di tre mappe catastali, una di queste risalente addirittura al 1633, e di una planimetria. L’operazione, eseguita dalla Cobec di Spoleto, è stata possibile grazie ad un finanziamento messo a disposizione dal Consorzio delle Comunanze Agrarie di Norcia. “Le mappe appena restaurate – commenta l’archivista Caterina Comino – fanno parte di una ricca sezione detta ‘archivio segreto’, costituita da circa 1400 pezzi; tra questi l’intero fondo diplomatico, 600 pergamene, registri, mappe catastali e carte sciolte, dei secoli XIII e XIV, anticamente conservati in 34 cassette di legno”. In particolare, le mappe oggetto di restauro sono state tratte da un fascicolo contenente la documentazione relativa alle mappe catastali del territorio della montagna di Norcia. “Un fascicolo – spiega la Comino - composto da mappe cartacee adese su tela, mappe su supporto cartaceo, lucidi e documenti cartacei relativi ad una causa di confini”. “La mappa più antica – prosegue – è un acquarello su carta rinforzata in cartoncino e tela, composta da otto quadri sovrapposti. Il restauro è stato necessario perché la carta risultava sbiadita e spaccata su tutti gli otto segmenti di piegatura”. Stesse problematiche per le altre carte, tra le quali la mappa del territorio di Pretara, quella di Castelluccio, entrambe logorate dall’umidità e con danni da consunzione sulle piegature, e la planimetria con disegni ad inchiostro.

(www.comune.norcia.pg.it)




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13 ottobre 2008

EVENTI

A NORCIA L'INTRONIZZAZIONE DELLA COPIA SANTISSIMA ICONE DI SPOLETO

Domani la cerimonia nella concattedrale di Santa Maria Argentea. Ecco il programma

La comunità parrocchiale di Norcia domani vivrà un momento particolare. Verrà infatti solennemente intronizzata all'interno della concattedrale di S. Maria una copia della Santissima Icone, venerata nella cattedrale di Spoleto, patrona principale dell'arcidiocesi.

Questo il programma: ore 9 riunione degli uffici pastorali della curia nel monastero di S. Pace; ore 11 dal monastero partenza della processione con la copia della Santissima Icone verso la concattedrale. Alle 11.30 intronizzazione dell'immagine di S. Maria e canto dell'inno Akathistos da parte dei monaci dell'abbazia greca di Grottaferrata. Alle 16.30 riunione del Capitolo Metropolitano dei Canonici della Cattedrale di Spoleto. Alle 18 vespri solenni. Alle 18.30 solenne pontificale presieduto dall'arcivescovo. La liturgia sarà animata dalla Cappella Musicale del Duomo di Spoleto. "L'evento - dice monsignor Mario Curini - arciprete di Norcia, sottolinea la comunione delle due città, Spoleto e Norcia, che da secoli costituiscono un'unica Chiesa".

(www.tuttoggi.info
)




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10 ottobre 2008

DOMANI A NORCIA

Norcia: mons. Riccardo Fontana ordina presbitero un monaco benedettino

Don Benedetto Nivakoff sacerdote domani nella Basilica di san Benedetto

Sabato 11 ottobre alle 11, presso la basilica di S. Benedetto in Norcia, l'arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Riccardo Fontana, ordinerà sacerdote don Benedetto Nivakoff, monaco benedettino d'origine americana, vice priore del monastero 'S. Maria Sedes Sapientiae'.
La comunità monastica nursina, guidata dal priore padre Cassian Folsom, è attualmente composta da nove monaci (tre dei quali sacerdoti), due novizi e tre postulanti. I monaci sono tornati nella città natale di S. Benedetto nel 2000, per volontà dell'arcivescovo Fontana. In otto anni la comunità è cresciuta a tal punto da dover realizzare un nuovo monastero (nella ex villa del seminario di Norcia), appena fuori le mura cittadine. Sarà la 'residenza' dei monaci. L'attuale priorato, accanto alla basilica di S. Benedetto, diventerà, invece, il cuore apostolico e culturale dei benedettini.


I monaci come tutti gli esseri umani hanno bisogno di nutrire l'anima, il corpo e la mente. Nel notiziario del monastero il priore descrive questi tre tipi di nutrimento dal punto di vista monastico. L'anima si nutre con la preghiera. I monaci sono noti per la loro dedizione alla preghiera liturgica. Una cosa, forse, poco nota è il modo personale o privato di pregare dei monaci. 'Uno degli 'strumenti' che usiamo, scrive padre Folsom, per imparare la preghiera è ciò che la tradizione chiama la preghiera del cuore: una parola o una frase delle Sacre Scritture che viene ripetuta più volte, così da riportare il nostro cuore vagabondo sino a Dio'. E' comune vedere i monaci con il rosario o il chotki (rosario di stoffa) in mano mentre si stanno applicando nell?arte della preghiera. La forma privata di preghiera monastica per eccellenza è la lectio divina: riflessione lenta, meditativa su un testo delle Scritture o un commento patristico. Nel monastero di Norcia ogni giorno sono dedicati due momenti alla lectio divina: 45 minuti nelle prime ore del mattino; 30 minuti nel pomeriggio. La mente si nutre con l'apprendimento. I monasteri benedettini, in genere, sono rinomati anche per la ricchezza delle loro biblioteche. Quella del monastero di Norcia è stata inaugurata nel 2003 dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI. Si era partiti con tremila libri. Oggi sono novemila; cinquemila già catalogati. C'è in monastero un monaco bibliotecario. L'obiettivo del progetto biblioteca è quello di aumentare la dotazione del catalogo dei testi ' di patristica, liturgia, monastici, di studi biblici - necessari per il supporto intellettuale e spirituale della comunità. Il corpo si nutre con il cibo. S. Benedetto nella regola, facendo riferimento al servizio in cucina, dice 'i fratelli devono servirsi a vicenda'. A Norcia tre monaci sono impiegati in cucina: il cellario, che acquista gli alimenti; il supervisore, che pianifica i menu e cucina le pietanze; l'assistente del supervisore. La sfida dei monaci anche nel tagliare, sbucciare, cuocere e servire è quella di fare tutto per amore di Cristo. Nel rispetto della tradizione monastico la dieta è priva di carne. Nei pasti i monaci adottano la cucina tipica italiana. Settimanalmente uno dei monaci è nominato cameriere. Mentre si mangia un monaco legge un libro, di solito una scrittura spirituale. I piatti vengono lavati a turno su base settimanale. E' così che durante il pasto il corpo e l'anima si nutrono.

(www.spoletonline.it)


L'ASSISTENZA DI QUALITA' PER GLI ANZIANI AL CENTRO DEL CONVEGNO DI DOMANI A NORCIA

L'incontro in Comune promosso dall'Azienda pubblica
di servizi alla persona "Fusconi - Lombrici"

 

L'ASSISTENZA DI QUALITA' PER GLI ANZIANI AL CENTRO DEL CONVEGNO DI DOMANI A NORCIA

Per domani, dalle ore 9,30, presso la Sala del Consiglio maggiore del Comune di Norcia, l'Azienda Pubblica di Servizi alla Persona "Fusconi-Lombrici-Renzi" promuove il convegno: "Per un'assistenza di qualità all'anziano nei luoghi delle cure". L'appuntamento si preannuncia di estremo interesse non solo per gli esperti e i professionisti del settore, che si ritroveranno ad approfondire le conoscenze inerenti il complesso argomento dell'assistenza agli anziani, sia al domicilio che nelle strutture ospedaliere ed extra, ma anche per tutti i cittadini che vorranno prendere parte ai lavori, considerata l'importanza del tema in una società in cui la popolazione anziana è in continua crescita. Il convegno sarà aperto dai saluti delle autorità presenti, nonché dal presidente dell'Azienda Pubblica di Norcia Umberto Liberti e dalla Geriatra dell'azienda ospedaliera S. M. Misericordia di Perugia e Presidente di A.M.A.T.A. Umbria (Associazione Malati Alzheimer e Telefono Alzheimer) Annalisa Longo. L'introduzione ai lavori veri e propri sarà invece affidata a Umberto Senin, direttore di gerontologia e geriatria all'Università di Perugia. Numerosi saranno i temi discussi nel corso della mattinata. Antonio Cherubini, professore associato di gerontologia e geriatria all'Università di Perugia, condurrà una discussione sull'assistenza custodialistica per la migliore qualità di vita possibile mentre la professoressa Patrizia Mecocci soffermerà l'attenzione sull'assistenza di qualità all'anziano con demenza. Al dibattito seguirà l'inaugurazione del telefono Alzheimer e del centro di ascolto.

(www.tuttoggi.info)




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10 ottobre 2008

www.magna-carta.it

 

"A Cesare e a Dio"

L’appuntamento con la Fondazione è per il 18 e 19 ottobre prossimi.

Per il quarto anno consecutivo torna a Norcia l’appuntamento con “A Cesare a Dio”, incontro dedicato a credenti e non credenti, su iniziativa della Fondazione “Magna Carta”. L’evento, in programma per il 18 e 19 ottobre prossimi, vedrà anche la partecipazione del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, attesa nella città di San Benedetto per l’apertura dei lavori.
Lavori che quest’anno saranno incentrati proprio sul tema “Educazione e libertà”, più che mai attuale. L’atteso convegno, promosso in collaborazione con la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II, con il sostegno e il patrocinio del Comune di Norcia, si terrà, come ogni anno, presso la Sala del Consiglio Maggiore della sede municipale, a partire dalle ore 15 di sabato 18 per terminare nella mattinata di domenica. Illustri personalità del mondo accademico e scientifico, politici, giornalisti e religiosi daranno preziosi contributi per riflessioni e confronti di alto livello. La prima giornata sarà aperta dal senatore Gaetano Quagliariello (della Fondazione Magna Carta), e dai saluti del commissario straordinario del Comune di Norcia Giancarlo de Filippis. L’intervento portante, incentrato sul tema “educare alla libertà”, sarà affidato al Ministro Gelmini. La seconda sessione in programma per domenica sarà invece aperta alle ore 9,30 dal professor Giancarlo Cesana, ordinario di Medicina all’Università degli Studi di Milano, con una relazione dal titolo: “Educazione: proposta alla libertà”. Seguiranno una serie di interventi programmati, tra i quali quelli di Lilia Alberghina, Giovanni Belardelli, Sergio Belardinelli, Cesare Cavalleri, Daniele Celli, Luca Codignola, Raimondo Cubeddu, Giovanni De Cesare, Raffaella Del Santo, Stefano Fontana, Giovanni Formicola, Giorgio Israel, Fabrizio Lombardo Pijola, Giuseppe Longo, Ana Millan Gasca, Assuntina Morresi, Giovanni Orsina, Lesile Papacella, Giuseppe Parlato, Roberto Pertici, Eugenia Roccella, Gianluca Sadun Bordoni, Maurizio Schoepflin e Franco Silanos. Analogamente a quanto avvenuto gli anni scorsi, tutti gli atti del convegno saranno pubblicati entro breve tempo.

(www.norciaonline.it)

Per il Programma ufficiale:

www.magna-carta.it




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9 ottobre 2008

www.magna-carta.it

 

Gli Incontri di Norcia 2008

"Educazione e libertà"

Il 18 e 19 ottobre p.v. si terrà a Norcia l'appuntamento annuale della Fondazione Magna Carta dedicato all'incontro fra credenti e non credenti.
L'evento vedrà la partecipazione del Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, e del prof. Giancarlo Cesana, ordinario di Medicina all'Università degli studi di Milano.
 

A presto per il Programma ufficiale




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7 ottobre 2008

DAL MINISTERO DELLA SALUTE

 

Tutti cani al guinzaglio e stretta su museruola, arriva ordinanza

Roma, 7 ott. (Apcom) - Guinzaglio per tutti i cani domestici, a prescindere dalla razza e quindi dalla pericolosità, e revisione in senso più rigido dei criteri per l'adozione della museruola. Dopo i crescenti casi di aggressioni, anche mortali, da parte di cani di proprietà il Ministero della Salute emanerà a breve (entro la fine dell'anno) una nuova ordinanza per disciplinare la materia.

L'annuncio è del sottosegretario Francesca Martini che, a margine di un convegno sull'obesità infantile, ha spiegato: "I gravi casi di aggressioni da parte di cani di proprietà possono e debbono essere prevenuti dai proprietari: su questo tema è in preparazione una nuova ordinanza del Ministero che va a sostituire quella vigente, che scade a gennaio, che non ha dato grandi frutti, visti i risultati".

"Rafforzeremo le misure di prevenzione, come il guinzaglio, che dovrà essere obbligatorio per tutti i cani al contrario di oggi, anche per i cani non molto reattivi, e - ha detto ancora Martini - la museruola in alcuni casi che stiamo valutando, legati direttamente alla reattività dell'animale".

"Nel nostro paese non è mai partito un provvedimento di educazione e coinvolgimento dei proprietari, la responsabilità è loro e solo loro - ha concluso - possono gestire e controllare la reattività dell'animale". L'ordinanza sarà pronta prima della fine dell'anno, conclusa una fase di concertazione con associazioni ed esperti.




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gennaio